Il punto di AAPRA


Torna al blog

Il farmaco che cura l’artrite reumatoide contro il Covid-19: risultati soddisfacenti su 63 pazienti colpiti dall'infezione ricoverati negli ospedali dell’Asl di Torino.

Il 1° maggio è stato pubblicato sulla rivista internazionale Clinical Experimental Rheumatology uno dei primissimi contributi scientifici, in letteratura mondiale, in una coorte di pazienti numericamente rilevante sull'uso di Tocilizumab nel trattamento dei casi più gravi di infezione da Covid19.

I dati sono stati elaborati dai ricercatori del Centro di Immunopatologia e Malattie Rare dell'Ospedale San Giovani Bosco di Torino (Cmid) e sono il prodotto del lavoro congiunto di infettivologi, intensivisti, rianimatori, internisti, pneumologi, nefrologi, farmacisti e patologi clinici di tutti gli ospedali dell'Asl Città di Torino, il San Giovanni Bosco, Martini, Maria Vittoria e Amedeo di Savoia.

Le strutture ospedaliere hanno condiviso un algoritmo di trattamento dei pazienti con severa infezione Covid19. Il lavoro riassume gli effetti del Tocilizumab, somministrato endovena o sottocute, dopo due settimane dalla sua somministrazione a 63 pazienti che presentavano indici di infiammazione particolarmente elevati e compromissione respiratoria.

Importanti i risultati ottenuti: sia i parametri clinici che di laboratorio sono significativamente migliorati; il miglior predittore di mortalità è stato il livello di d-dimero all'esordio, uno dei parametri scelti dal gruppo di lavoro per monitorare i pazienti; il Tocilizumab somministrato endovena o sottocute è stato ugualmente efficace; la somministrazione precoce di Tocilizumab (appena presenti i segni di infiammazione evocativi di un'imminente tempesta citochinica) è associata a maggiori possibilità di sopravvivenza. La mortalità complessiva è stata dell'11%.

“I risultati, elaborati dai Ricercatori del Cmid, diretto dal professor Dario Roccatello, sono il prodotto del lavoro congiunto di infettivologi, intensivisti, rianimatori, internisti, pneumologi, nefrologi, farmacisti e patologi clinici degli ospedali dell'Asl Città di Torino, il San Giovanni Bosco, Martini, Maria Vittoria e Amedeo di Savoia” dichiara il commissario dell’Asl Città di Torino, Carlo Picco. “Si tratta di un grande lavoro di squadra che attesta la professionalità dei nostri professioni nella lotta al COVID19”. 

I PRECEDENTI IMPIEGHI DEL FARMACO CONTRO IL COVID19

Nelle sue forme più gravi l'infezione da Covid19 può innescare una grave risposta infiammatoria da parte dell'ospite che può esitare nel decesso del paziente. Questa risposta infiammatoria, denominata "tempesta citochinica" (ad intendere una produzione massiva di citochine, molecole infiammatorie) può essere contenuta con la somministrazione di Tocilizumab, un anticorpo monoclonale umanizzato diretto contro l'interleuchina 6, uno dei più potenti mediatori implicati nella tempesta citochinica.  

Il Tocilizumab, è correntemente impiegato nel trattamento dell'artrite reumatoide e di alcune severe infiammazioni dei grossi vasi, come l'arterite di Horton. Alcuni ricercatori cinesi lo hanno impiegato con successo in 20 pazienti. L'istituto Pascale di Napoli ne ha verificato l'efficacia su due pazienti.

Liliana Carbone

A salvarci sarà il Tocilizumab? a cura della dr.ssa Stefania Plateroti

Ormai da giorni, le uniche notizie, o quasi, da cui siamo bombardarti riguardano la pandemia da covid-19. Da un estremo all’altro del globo terrestre si registrano numeri attinenti al contagio, che come una scure si è abbattuto sulle nostre vite.

L’apprensione per la nostra salute e quella dei nostri cari sfiora la paranoia. Per fortuna molte iniziative prese, grazie anche alla tecnologia che abbiamo a disposizione, ci distraggono da questo tifone così microscopico ma dalla forza talmente potente da riuscire a far inginocchiare potenze economiche come la Cina.

E in questo continuo martellamento di aggiornamenti una speranza arriva dall’intuito di alcuni medici ricercatori cinesi che di rimbalzo ha spronato l’Ospedale Cotugno di Napoli, dove, insieme all’Istituto Tumori Pascale, sono stati trattati i primi due pazienti in Italia con il farmaco antireumatico Tocilizumab.

Perché proprio il Tocilizumab? Perché questo farmaco biotecnologico è in grado di bloccare l’interleuchina 6, una citochina pro infiammatoria, la cui produzione è sregolata nei pazienti reumatici e che innesca il processo infiammatorio responsabile nell’ influenza da COVID -19, della polmonite interstiziale, causa di morte per molti pazienti. Non è quindi un farmaco in grado di agire sul virus, che ancora non è stato trovato, ma di bloccarne o rallentarne gli effetti nocivi.

La Roche, casa farmaceutica che ha brevettato l’anticorpo monoclonale, diretto contro l’interleuchina 6, principio attivo del Tocilizumab, ha messo a disposizione gratuitamente il farmaco per condurre degli studi, che prenderebbero il via nei prossimi giorni. L’AIFA ha infatti ha approvato l’avvio della sperimentazione che validi un   protocollo nazionale di utilizzo del farmaco.

Ad oggi vi sono varie regioni che stanno sperimentando protocolli di cura che prevedono l’utilizzo del Tocilizumab per contrastare gli effetti  del COVID-19.

Sono più di 20 i pazienti trattati oggi in tutta la Liguria con Tocilizumab, secondo il protocollo terapeutico predisposto dall’Ospedale Policlinico San Martino, con il via libera di Regione Liguria e della task force di infettivologi di Alisa.

A Napoli si fa monitoraggio su 11 pazienti trattati, di cui ben 9 mostrano evidenti segni di ripresa.

Il farmaco antireumatico è stato anche sperimentato su pazienti di Milano, Fano, Bergamo e su pazienti ricoverati allo Spallanzani di Roma.

Grazie al via libera da parte di AiFA il farmaco sarà testato a partire da giovedì 19 marzo su 330 pazienti ricoverati per polmonite da Covid-19 che mostrino i primi segni di insufficienza respiratoria o che siano stati intubati nelle ultime 24 ore. Il medicinale verrà poi sperimentato anche su un secondo gruppo di malati gravi, intubati da più lungo tempo. Allo studio potranno partecipare tutti i centri clinici che ne faranno richiesta mentre il coordinamento è affidato all’Istituto Pascale di Napoli che per primo lo ha sperimentato in Italia.

Ovviamente vi è il timore, da parte dei pazienti reumatici, che il Tocilizumab possa essere dispensato, in questa situazione di emergenza, solo ai malati COVID-19, con insufficienza respiratoria. Finora questo timore risulta essere infondato, infatti è stato ribadito che l’approvvigionamento del farmaco per curare i pazienti infettati dal Coronavirus salvaguarderà le scorte necessarie a consentire che i pazienti che lo ricevono per la cura delle patologie per cui è stato autorizzato fino ad oggi, pazienti reumatici compresi, possano continuare ad averlo.

Come associazione, insieme ad ANMAR monitoreremo la situazione.