Il punto di AAPRA


I coronavirus (CoV) a cura della dr.ssa Stefania Plateroti

I coronavirus (CoV) sono un genere di virus che possono causare diverse malattie nell’uomo, principalmente infezioni del tratto respiratorio superiore e del tratto gastrointestinale.

La gravità di queste condizioni è molto variabile, dal momento che i coronavirus sono responsabili sia di una buona parte delle comuni sindromi da raffreddamento sia di sindromi respiratorie gravi come la SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave) e la MERS (Sindrome Respiratoria Mediorientale).

I coronavirus sono tra i virus a RNA più lunghi, circa 30 Kb (HIV, per confronto, è lungo circa 9 Kb).

I coronavirus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli) ma in alcuni casi, se pur raramente, possono modificarsi e infettare l’uomo per poi diffondersi nella popolazione.

Il SARS-COV2 responsabile della attuale pandemia e della infezione COVID-19 è stato sequenziato a metà gennaio 2020 dai ricercatori cinesi e successivamente in altri laboratori nel mondo, compreso quello italiano dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani.

I risultati del sequenziamento mostrano che il SARS-COV2 condivide per il 79,5% la sequenza genica del coronavirus della SARS e per il 96,2% quella di un coronavirus dei pipistrelli. Il virus che si sta diffondendo in Cina e nel resto del mondo ha la stessa sequenza del virus originariamente isolato a Wuhan, dunque è avvenuto un solo evento di passaggio di specie e al momento non si sono verificate mutazioni.

Inoltre, il SARS-COV2 condivide con il coronavirus della SARS lo stesso recettore di ingresso delle cellule, l’ACE2.7

Non è stata ancora individuata con certezza la specie animale di origine, anche se si suppone possano essere i pipistrelli della specie Rhinolophus affinis, con trasmissione diretta all’uomo o con eventuali altri ospiti intermedi (al momento non identificati).

Data la scarsa specificità dei sintomi, per la conferma della diagnosi di infezione da nuovo coronavirus è necessario effettuare test di laboratorio (Real Time PCR) su campioni respiratori e/o siero.

Con la circolare del 27 gennaio 2020 il Ministero della Salute ha fornito le raccomandazioni per i test di laboratorio, la raccolta e l’invio di campioni biologici.

La diagnosi molecolare può essere effettuata dai laboratori dei principali ospedali individuati dalle Regioni su campioni clinici respiratori secondo il protocollo validato di Real Time PCR per SARS-CoV-2.

La diagnosi di laboratorio del virus va effettuata, dove possibile, su campioni biologici prelevati dalle basse vie respiratorie (espettorato, aspirato endotracheale o lavaggio bronco-alveolare).

Se i pazienti non presentano segni di malattia delle basse vie respiratorie, o se la raccolta dei materiali dal tratto respiratorio inferiore non è possibile seppur clinicamente indicata, si raccomanda la raccolta di campioni prelevati dalle alte vie respiratorie (aspirato rinofaringeo, tamponi nasofaringei e orofaringei combinati).

In caso di risultato negativo di un test condotto su un campione biologico da paziente fortemente sospetto, si raccomanda di ripetere il prelievo di campioni biologici in tempi successivi e da diversi siti del tratto respiratorio (naso, espettorato, aspirato endotracheale).

Campioni biologici aggiuntivi quali sangue, urine e feci possono essere raccolti per monitorare la presenza di virus nei diversi compartimenti corporei.

I campioni devono essere immediatamente trasportati in laboratorio e impiegati nella diagnosi molecolare.

In che cosa consiste la diagnosi molecolare?

La prima fase dell’analisi consiste nell’estrazione degli acidi nucleici per individuare la presenza dell’RNA (l’acido ribonucleico) virale.

Una volta ottenuto l’RNA dal campione biologico, si procede con la fase definita di screening cioè l’individuazione della presenza di un virus della famiglia dei Coronavirus, di cui il SARS-CoV-2, responsabile dell’infezione COVID-19, fa parte.

Se questa fase è positiva, si procede alla ricerca dei marcatori genetici specifici del SARS-CoV-2, cioè di quella parte dell’RNA virale stabile, non sottoposta a mutazioni che caratterizza la specie.

Il test molecolare è in grado di dirci se il soggetto risulta infetto al momento dell’esecuzione del tampone, ma non è in grado di dirci se ha sviluppato IgG in grado di proteggerlo in caso di nuovo contatto o se in realtà il suo organismo non ha mai “incontrato” il virus, cosa che invece i test sierologici saranno in grado di fare, una volta adeguatamente testati e validati per evitare falsi positivi e/o negativi.

Per test sierologici si intende quei test in grado di dosare gli anticorpi di tipo IgG e IgM, che l’organismo produce a seguito del contatto con il virus e responsabili dei meccanismi di difesa messi in atto per contrastare l’infezione.

Attualmente i tamponi risultano essere i metodi più efficaci e attendibili sicuramente per individuare i i soggetti asintomatici ovvero quei soggetti che presentano sintomi sfumati oppure assenti e pur tuttavia sono positivi alla ricerca molecolare di SARS-CoV-2: questi soggetti rappresentano un importantissimo veicolo di trasmissione della malattia e pertanto la loro rilevazione deve essere effettuata all’interno di un percorso concordato e controllato dalle Istituzioni Regionali e Nazionali.  

Lettera di ringraziamento

Oggi ho sentito le necessità di ribadire attraverso una lettera, la volontà sempre più forte, di ringraziare a nome di AAPRA tutti gli Operatori Sanitari che in questi giorni tanto si stanno impegnando in questa dura lotta, inimmaginabile fino a qualche settimana fa, contro il COVID-19. 
Il nostro ringraziamento riguarda in particolar modo i medici del nostro Comitato Tecnico Scientifico, Maria Bruzzone, Gianluca Maniscalco e Pier Franco Triolo, i quali tutti i giorni, garantiscono cure e assistenza, senza sosta, mettendo a repentaglio la loro vita e sacrificando le loro famiglie. Lo stanno facendo con impegno, dedizione, responsabilità e con tanto orgoglio da parte nostra!
Grazie, grazie davvero.
Grazie anche al coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, il dottor Massimo Aimone, il quale, da quando è iniziata l’epidemia dispensa pillole di conoscenza scientifica, utile per affrontare con consapevolezza i rischi di questa terribile infezione.
Vorremmo inoltre ringraziare anche la nostra psicoterapeuta dottoressa Angela Zenari, che ci sta accompagnando supportandoci con consigli e suggerimenti affinché lo sconforto non prenda il sopravvento. Le tue parole Angela ci sono di aiuto e ci stanno insegnando a trarre saggezza da questa esperienza. Un sentito grazie anche a te.
Raffaele, Stefania, il Direttivo e tutti i Soci di AAPRA Onlus.

Altre incertezze al tempo del coronavirus a cura del sociologo prof. Roberto Cardaci

prof. Roberto Cardaci - sociologo - Comitato Tecnico Scientifico di AAPRA.

Quando Bauman sosteneva che la vita umana si concretizzava nella società dell’incertezza individuava principalmente gli elementi dell’agire incerto di gran parte dell’umanità nella mancanza di lavoro certo che consentisse a donne e uomini di vivere il presente e progettare il futuro per sé e per i figli, considerando anche la conseguente disgregazione sociale causata dalla perdita di valori di riferimento “forti”: solidarietà, vicinanza, prossimità verso i soggetti più deboli.
Non poteva tenere conto della ulteriore incertezza che il coronavirus, ultimo dei morbi che nei secoli hanno attraversato la storia dell’umanità, dalla peste fin alle endemiche influenze – Spagnola, Asiatica, influenze endemiche – che a ogni stagione autunnale e invernale hanno flagellato la vita umana.
Il coronavirus attuale, ultimo della famiglia, oltre a rendere evidente la presenza del “caso” nella nostra vita - che nella nostra epoca intrisa di razionalismo non prendiamo quasi mai in considerazione ma che continua a determinare aspetti di vita quotidiana e sociale – per le sue caratteristiche eccentriche rispetto ai precedenti fratelli, ha anche fato vita a visioni complottistiche.
Sarà la storia, forse, conclusa l’emergenza, a dirci se qualche “manina” ha determinato la attuale situazione di stato di guerra o di assedio che governa oggi, e probabilmente domani, le nostre vite isolate e ultra disgregate rispetto alle relazioni sociali diffuse, poiché la famiglia è l’unica dimensione di relazione. Alcuni elementi certi però si possono già individuare rispetto a quanto avviene nella gestione dell’emergenza. Innanzi tutto, un allarmismo che nemmeno ai tempi di AIDS ed Ebola è stato propugnato da governanti e dai media, caratterizzato, in Italia, da un caos organizzativo che, nell’incertezza delle decisioni dei ministri competenti e nei dibattiti tra immunologi, virologi e specialisti vari palesava disaccordi nelle ipotesi e nelle modalità di gestione dell’epidemia.
Ciò ha creato disorientamento nei cittadini, passati dal terrore che straboccava dai telegiornali di ogni rete televisiva all’essere tranquillizzati, poi nuovamente terrorizzati e poi proiettai in un clima che ai più anziani ha ricordato il tempo di guerra e indotto nei più giovani una sorta di clima da vacanza che li ha portati prima a popolare luoghi ludici di ritrovo, piste di sci, spiagge, poi agire ritorni a casa per chi vive lontano dalle famiglie, incrementando il rischio di contagio.
Altra certezza è data dalla incapacità del Sistema Sanitario Nazione a fare fronte alle richieste di interventi presso gli ospedali. L’allarmismo rispetto al coronavirus è figlio della carenza di strutture sanitarie adeguate - in primis reparti di terapia intensiva- determinata dai tagli pluridecennali di finanziamenti per la sanità che hanno depauperato i territori di strutture ospedaliere e queste di personale qualificato, sia medici che infermieri.
L'epidemia Asiatica nel secolo scorso fu molto pervasiva, ma fu gestita, pur tra difficoltà, in maniera adeguata perché ospedali e personale addetto erano molto più numerosi di oggi in rapporto alla popolazione che ne fu colpita.
Ciò dimostra come né i sistemi economici e sociali di oggi, né le politiche di welfare sono a misura d’uomo, ma dei profitti di poche multinazionali in economia e a favore dei bilanci dello Stato e della organizzazione delle strutture ospedaliere in uno dei settori fondamentali per l’uomo: la salute.
Altra certezza riguarda gli effetti devastanti che la situazione di stato d’assedio ha e avrà sull’economia: attività di fatto ferme, soprattutto in settori rispetto ai quali la nostra economia poteva contare per la tenuta: alberghiero e del turismo, peraltro già poco strutturalmente organizzati nell’epoca pre - virus e oggi di fatto distrutti.
Anche altre attività produttive versano in una crisi che tenderà a diventare strutturale, e, in assenza di interventi radicali, non basteranno i finanziamenti a imprese e ammortizzatori sociali per contenere il disastro, che porterà all’incremento di povertà assoluta e relativa per altre centinaia di migliaia di persone che andranno a ingrossare le schiere dei milioni dei già poveri.
Saranno i più deboli a subire le conseguenze di questa situazione, che già non si presentava positiva considerando i dati dell’OCSE che a seguito dell’impatto dell’industria 4.0, prevedono la perdita nei prossimi quattro lustri del 15% dei posti di lavoro, non compensati da nuovi che il macchinismo innovativo potrà fornire, e la decurtazione dei salari per il 35% degli addetti rimasti, poiché le loro mansioni, assunte dalle macchine interconnesse, vedranno la caduta dei livelli.
Va segnalato un rischio intrinseco all’attuale situazione di reclusione forzata, dato dalla variabile tempo. Le famiglie oggi rinchiuse nelle proprie abitazioni vivono una nuova forma di socialità coatta intra mura dalla valenza positiva. È positivo ritrovare legami tra genitori e figli che la vita pre - virus non consentiva con questa intensità, coltivare i propri interessi: leggere, studiare, vedere film, dedicarsi a passioni che la vita normale non consente di soddisfare a fronte degli impegni di lavoro o di ricerca di occupazione o dall’assillo di sbarcare il lunario per chi vive in povertà.
Certamente aiuta la solidarietà che un Paese sembra averne riscoperto il valore in molteplici forme, sia che si tratti delle cantate collettive sui balconi che dell’aiuto portato agli anziani che è molto opportuno non escono di casa.
Per inciso, si tratta di aspetti della vita umana che dovrebbero normalmente esser sempre presenti in una società a misura d’uomo per garantire una qualità della vita ottimale sia per i singoli che a livello collettivo, perseguendo modalità di vita e valori di riferimento tali da costituire l’etica di una umanità coesa.
È invece assurdamente paradossale che si rivivifichino o si riscoprano quasi ex novo in caso di necessità e di disagio sociale collettivo quale oggi stiamo vivendo.
Il rischio è dato dal fatto che una vita tra le mura domestiche coartata e imposta, seppure dal caso di estrema necessità data dall’epidemia, se si protraesse nel tempo potrebbe causare gravi problemi dati da tensioni che potrebbero riaffiorare a causa della percezione di una situazione di reclusione di fatto, protratta sine die.
Dopo che la fase di “vacanza dalla normalità” si chiuderà, lascerà spazio alla frustrazione per non poter uscire, per dover comportarsi secondo modalità che creano disagi pesanti, per non avere una vita di relazione sociale che costituisce la base dell’azione umana: non dimentichiamo che l’essere umano è un animale sociale e che la virtualità che pur consente di mantenere rapporti tra le persone che non si incontrano più fisicamente a lungo andare non può più surrogare il bisogno di relazioni umane tipiche di donne e uomini ogni età e cultura.
Non è dato sapere se i decisori dello “state a casa” abbiano considerato questo aspetto: precedenti simili ci sono, se si ricorda cosa avvenne per i cassaintegrati, non costretti a stare a casa: dopo un periodo di tranquillità, la percezione del tempo vuoto, la solitudine sociale in cui erano confinati, la convivenza coatta in situazioni famigliari spesso precarie per conflitti latenti o manifesti con partner e figli, causarono conflittualità e disgregazione di intere famiglie.
Oggi il rischio esiste, è bene evidenziarlo per poter prevenire forme di disagio psicologico, umano e sociale dei cui esiti tutto rimane da scoprire, vista la eccezionalità della situazione. In prospettiva generale e futura si aprono due scenari.
Il primo, se si considera in termini evolutivi questa che è una vera e propria crisi epocale, vissuta da tutto il genere umano a tutte le latitudini e longitudini del pianeta, può aprire un futuro per l’umanità del tutto opposto a quello vissuto nei sistemi economici e sociali disgregati e incerti dell’epoca pre - virus. Costruire un contesto economico, sociale valoriale che abbia come riferimento centrale l’uomo, i suoi bisogni, ma anche le sue capacità da utilizzare nel dare vita a una economa sostenibile, a misura d’uomo, politiche di welfare che ne favoriscano la qualità della vita per tutte le facce di età, valori di solidarietà, prossimità, vicinanza collettiva che rendano la coesione sociale solida e la umanità stretta intono a un destino comune che deve vedere il benessere di tutti.
Il secondo scenario è una riedizione della precedente modalità di vita a livello economico, sociale e di rapporti umani caratterizzati dalla concentrazione delle risorse economiche in mano a pochi per il danno di molti, dalle diseguaglianze sociali, dalla povertà pervasiva, da valori di riferimento individualistici che portano alla prevaricazione rispetto ai più deboli: scenario da homo homini lupus.
Per una volta il destino dell’umanità può cambiare per l’impegno di tutti: vedremo se, per l’ennesima volta, la storia insegna che non insegna niente.

Lettera aperta dalla Psicoterapeuta dr.ssa Maria Angela Zenari

https://www.angelazenari.it/

"La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”.  
Piero Calamandrei


È trascorso circa un mese da quando è stato riconosciuto il primo portatore di Covid-19 in Italia. Da allora in un’escalation di informazioni allarmanti e decisioni delle autorità le nostre vite hanno subìto un profondo cambiamento.  

La maggior parte delle informazioni ruota intorno alle parole pandemia, contagio, malati, morte, mascherine, disinfettanti, restrizioni, forze dell’ordine

Oggi sembra mancare la libertà, sembra mancare l’aria… le limitazioni necessarie per contenere il disagio hanno un rovescio della medaglia, stiamo sperimentando cosa significa stare tutto il giorno o quasi in casa con i nostri famigliari.  

Nei film romantici e nelle favole è meraviglioso stare tutti insieme, nella realtà quotidiana questo comporta fatica, adattamento, capacità di relazionarsi e di rispettare gli spazi altrui.  

Emergono le ansie soggettive, la frustrazione per non poter uscire, l’ansia per la salute e per le finanze che si riducono, la rabbia per la libertà limitata…  

e aumentano le manifestazioni di disagio che si trasformano in comportamenti prima di insofferenza e poi di aggressività

La tua psiche necessita di attenzioni per essere salvaguardata,  non sappiamo quanto durerà, ma questo periodo finirà e 

il tuo benessere del dopo  dipenderà soprattutto da cosa farai oggi

ogni tua azione e parola attuale andrà a costruire il tuo futuro. 

Ogni mattino chiediti cosa puoi imparare di nuovo nell'arco della giornata,  assaporati il fare le cose con maggior calma, 

permetti alla tua creatività di esprimersi con lavori manuali, 

coltiva un interesse e soprattutto staccati dalla tv e dai sistemi di informazione

impegnati a parlare di argomenti piacevoli, 

ricordati che il virus più pericoloso è quello della paura che ti fa vivere come se fossi malato.  

Metti in pratica tutte le indicazioni fornite dalle autorità sanitariepoi dedicati ad altro, soprattutto 

a ciò che ti fa star bene, che fa affiorare il sorriso sulle tue labbra e suscitare una bella emozione.

A salvarci sarà il Tocilizumab? a cura della dr.ssa Stefania Plateroti

Ormai da giorni, le uniche notizie, o quasi, da cui siamo bombardarti riguardano la pandemia da covid-19. Da un estremo all’altro del globo terrestre si registrano numeri attinenti al contagio, che come una scure si è abbattuto sulle nostre vite.

L’apprensione per la nostra salute e quella dei nostri cari sfiora la paranoia. Per fortuna molte iniziative prese, grazie anche alla tecnologia che abbiamo a disposizione, ci distraggono da questo tifone così microscopico ma dalla forza talmente potente da riuscire a far inginocchiare potenze economiche come la Cina.

E in questo continuo martellamento di aggiornamenti una speranza arriva dall’intuito di alcuni medici ricercatori cinesi che di rimbalzo ha spronato l’Ospedale Cotugno di Napoli, dove, insieme all’Istituto Tumori Pascale, sono stati trattati i primi due pazienti in Italia con il farmaco antireumatico Tocilizumab.

Perché proprio il Tocilizumab? Perché questo farmaco biotecnologico è in grado di bloccare l’interleuchina 6, una citochina pro infiammatoria, la cui produzione è sregolata nei pazienti reumatici e che innesca il processo infiammatorio responsabile nell’ influenza da COVID -19, della polmonite interstiziale, causa di morte per molti pazienti. Non è quindi un farmaco in grado di agire sul virus, che ancora non è stato trovato, ma di bloccarne o rallentarne gli effetti nocivi.

La Roche, casa farmaceutica che ha brevettato l’anticorpo monoclonale, diretto contro l’interleuchina 6, principio attivo del Tocilizumab, ha messo a disposizione gratuitamente il farmaco per condurre degli studi, che prenderebbero il via nei prossimi giorni. L’AIFA ha infatti ha approvato l’avvio della sperimentazione che validi un   protocollo nazionale di utilizzo del farmaco.

Ad oggi vi sono varie regioni che stanno sperimentando protocolli di cura che prevedono l’utilizzo del Tocilizumab per contrastare gli effetti  del COVID-19.

Sono più di 20 i pazienti trattati oggi in tutta la Liguria con Tocilizumab, secondo il protocollo terapeutico predisposto dall’Ospedale Policlinico San Martino, con il via libera di Regione Liguria e della task force di infettivologi di Alisa.

A Napoli si fa monitoraggio su 11 pazienti trattati, di cui ben 9 mostrano evidenti segni di ripresa.

Il farmaco antireumatico è stato anche sperimentato su pazienti di Milano, Fano, Bergamo e su pazienti ricoverati allo Spallanzani di Roma.

Grazie al via libera da parte di AiFA il farmaco sarà testato a partire da giovedì 19 marzo su 330 pazienti ricoverati per polmonite da Covid-19 che mostrino i primi segni di insufficienza respiratoria o che siano stati intubati nelle ultime 24 ore. Il medicinale verrà poi sperimentato anche su un secondo gruppo di malati gravi, intubati da più lungo tempo. Allo studio potranno partecipare tutti i centri clinici che ne faranno richiesta mentre il coordinamento è affidato all’Istituto Pascale di Napoli che per primo lo ha sperimentato in Italia.

Ovviamente vi è il timore, da parte dei pazienti reumatici, che il Tocilizumab possa essere dispensato, in questa situazione di emergenza, solo ai malati COVID-19, con insufficienza respiratoria. Finora questo timore risulta essere infondato, infatti è stato ribadito che l’approvvigionamento del farmaco per curare i pazienti infettati dal Coronavirus salvaguarderà le scorte necessarie a consentire che i pazienti che lo ricevono per la cura delle patologie per cui è stato autorizzato fino ad oggi, pazienti reumatici compresi, possano continuare ad averlo.

Come associazione, insieme ad ANMAR monitoreremo la situazione.